Deskercise: stretching per traduttori e interpreti

I migliori esercizi di stretching da fare direttamente alla propria scrivania

Chiunque passi le proprie giornate davanti a un computer può confermarvi che la sedentarietà è uno dei grandi mali dei nostri tempi. Dopo otto o più ore davanti al PC, ci siamo passati tutti. Spalle tese, collo incriccato o addirittura problemi articolari (il Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato dei traduttori è sempre all’erta… Sì, sto parlando del tunnel carpale).

Oltre al dolore e alla tensione muscolare, i periodi di sedentarietà prolungata possono causare problematiche ben più complesse nel lungo termine.

Secondo uno studio della Mayo Clinic (una no-profit americana per la pratica e ricerca medica), passare più di quattro ore al giorno seduti davanti a uno schermo porta a un aumento del rischio di soffrire di patologie cardiovascolari del 125%, nonché di ipertensione, iperglicemia e sindrome metabolica.

Cue the deskercise.

Oggi voglio parlarti di una serie di esercizi che si possono tranquillamente svolgere alla propria scrivania, altresì noti nel mondo anglofono come “deskercise” (desk + exercise, ovvero scrivania + esercizio). Non ti preoccupare: non ti ritroverai grondante di sudore, quindi questi esercizi possono essere fatti in qualsiasi momento della giornata.

Si tratta di una serie di esercizi di stretching o allungamento volti a contrastare i periodi prolungati di sedentarietà. Alzi la mano chi di noi non è arrivato alla fine di una giornata davanti al PC con il collo a pezzi. Per i colleghə traduttori e traduttrici, poi, non ne parliamo!

Ma ultimamente anche gli interpreti stanno passando sempre più tempo davanti al proprio PC a casa, specialmente da quando l’interpretariato da remoto è diventato una realtà quotidiana per moltə professionistə.

Prima di parlarvi di darti qualche esempio, però, devo fare una doverosa premessa. Io non sono un medico, e ciò di cui ti parlo è basato sulla mia esperienza personale. Per darti un’idea più precisa dei movimenti che descriverò, sto utilizzando delle scansioni tratte dal manuale Enciclopedia dello Stretching (di Óscar Morán Esquerdo, traduzione italiana di Chiara Baldazzi).

Queste informazioni sono di carattere generale e hanno uno scopo puramente informativo e divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o l’intervento del medico o di altri operatori sanitari.

Cinque minuti, solo cinque vedrai!

A dirla proprio tutta, per contrastare nel lungo termine gli effetti negativi della sedentarietà sarebbe meglio rivoluzionare completamente il proprio modo di lavorare. Per esempio, dovremmo fare delle pause regolari (almeno ogni 30 minuti) per fare due passi, oppure votarci alla causa delle standing desk. Ma di quelle magari parliamo un’altra volta.

Lo so cosa stai pensando: “ma io non ho tempo/non ho modo di alzarmi a camminare ogni mezz’ora”. Già, nemmeno io onestamente, per quanto il mio Garmin mi stressi se non mi muovo per un po’. Cerco di fare sport ogni, che sia con una camminata in mezzo al verde o allenandomi, ma triturare così le mie ore di lavoro è poco realistico.

Però lo stretching e i deskercise non richiedono più di cinque/dieci minuti e si possono fare tranquillamente – come indica il nome – dalla propria scrivania. Da quando ho cominciato a farli, ho molti meno dolori articolari e muscolari, specialmente nella zona del collo, schiena e spalle.

Stretching 101: cosa fare e cosa non fare

Se non hai mai fatto stretching, non ti preoccupare: è l’attività meno intensa che si possa immaginare. Ci sono però un paio di regole da seguire. La prima e più importante è che dev’essere un movimento dolce e graduale.

Vedila così: è come se stessi facendo una domanda al tuo corpo. “Hey, collo, come va? Un po’ teso, eh? Vediamo come si mette la situazione se facciamo così”. Se qualsiasi cosa stiamo allungando ci risponde con un sonoro “nope”, allentiamo immediatamente la presa e cerchiamo di capire cos’è che non va.

Mentre fai stretching, ricordati di respirare in maniera calma e ritmata. Questi cinque/dieci minuti di stretching sono una pausa tutta per te: concentrati bene sull’area che stai allungando, è importantissimo essere consci di cosa si sta facendo per evitare di farsi male.

L’ho già detto ma lo ripeto: qualsiasi movimento tu faccia, non devi mai sentire dolore. Se senti dolore, fermati subito – probabilmente stai estendendo eccessivamente il muscolo/tendine in questione, oppure c’è qualcosa che non va. In quel caso, va da sé, è meglio consultare un medico.

Quando fai stretching, dovresti sentire una leggera tensione, e non dovresti mai tenere la posizione per più di una trentina di secondi. Mano a mano che tieni l’allungamento, la leggera tensione che senti dovrebbe gradualmente scemare. Se vuoi spingerti un pochino oltre e non hai ancora passato i trenta secondi, fallo pure, ma senza mai arrivare a sentire dolore. Se ti fa male, allenta un po’ la presa.

Quindi, abbiamo detto:

  • movimenti dolci e graduali;
  • respirare a fondo e in maniera calma;
  • non arrivare mai al punto di sentire dolore; e
  • tenere la posizione per massimo una trentina di secondi.

Guardiamo quindi qualche esempio di stretching per chi lavora tante ore al PC.

I migliori esercizi di stretching da fare alla propria scrivania

Braccia incrociate fra le spalle

Alza un braccio fin sopra la testa, porta l’altro braccio dietro la schiena e cerca di prenderti le mani. Questo esercizio va ad allungare principalmente i tricipiti, ma coinvolge anche i muscoli pettorali e dorsali.

A meno che tu non abbia un’eccellente mobilità di base o non sia allenatə, potresti non riuscire subito ad afferrarti le mani. Non c’è problema: puoi aiutarti con un qualche oggetto (idealmente, un elastico di quelli per fare yoga). Ripeti questo esercizio alternando quale mano va sopra la testa e quale va in mezzo alle spalle.

Inclinazione laterale del capo

Questo esercizio fa immediatamente percepire la tensione nella parte laterale del collo, quindi non ti spaventare. Per questo allungamento, lascia inclinare dolcemente e in maniera controllata la testa da un lato, come se la volessi far appoggiare alla spalla.

Mi raccomando, non forzare mai il tuo range di movimento (ROM, range of motion), specialmente per gli esercizi che coinvolgono i muscoli del collo. In questo caso, starai andando ad attivare principalmente il trapezio e lo sternocleidomastoideo. Finalmente posso usare questa parola in un contesto serio, e non come scioglilingua! Comunque, non è niente di più che il muscolo che va da dietro l’orecchio alla base del collo, come puoi vedere dall’immagine qui sotto.

Flessione del capo

Fai scendere lentamente la testa in avanti, come se volessi appoggiare il mento al petto. Fai questo movimento in maniera graduale e controllata: i muscoli cervicali potrebbero cercare di frenare la caduta della testa e quindi irrigidirsi, quindi è essenziale che il movimento sia dolce e lento. E mi raccomando, schiena dritta (ma non rigida!).

Rotazione del capo

Tenendo il tronco dritto, ruota la testa verso destra, aiutandoti con il braccio opposto. La mano che aiuta la rotazione va appoggiata sulla mandibola, mentre l’altra è appoggiata al gomito. Dovresti sentire una leggera tensione sempre nello sternocleidomastoideo.

In questo esercizio, aiutarsi con le mani aiuta a rilassare i muscoli intorno alla cervicale, in modo da poter eseguire correttamente l’allungamento. Ripeti nuovamente questo esercizio nello stesso modo ma verso sinistra una volta che avrai finito col primo lato.

Estensione frontale delle braccia con dita intrecciate

Intreccia le dita, mantenendo i palmi delle mani rivolti l’uno verso l’altro. Ruota gli avambracci ed estendi i gomiti in avanti. Alla fine del range di movimento, dovresti sentire un po’ di tensione nella parte interiore degli avambracci. Oltre che per questi muscoli, questo allungamento è un toccasana anche per le dita.

Estensione della mano al muro

Ok, per questo esercizio non sarai proprio alla scrivania, ma penso che non avrai difficoltà a reperire una parete sulla quale appoggiarti – e le tue braccia e mani ti ringrazieranno, fidati.

Mettiti in piede di fronte a una parete con il braccio disteso e le punte delle dita rivolte verso il basso. Tenendo il braccio all’altezza delle spalle, appoggiati alla parete e premi delicatamente in avanti il palmo fino a portarlo completamente a contatto con la parete.

Flessione della mano con braccio disteso

Se prima abbiamo lavorato sugli avambracci, ora ci spostiamo sulla parte alta del braccio, andando a estendere il muscolo che si chiama “estensore delle dita”. Distendi quindi completamente un gomito e contemporaneamente, con l’altra mano, fletti il polso verso il basso.

Bonus: qualche video routine di seguire

Se ci hai preso gusto, o se come me ormai non puoi più farne a meno (non scherzo: dopo qualche giorno che “non mi muovo”, la sento tutta!), ti lascio qui qualche video che utilizzo per fare stretching o per migliorare la postura.

I link che ho messo qui sono tutti in inglese, ma non c’è bisogno di chissà quale preparazione linguistica per riuscire a seguirli. Mi raccomando, ricordati sempre di eseguire dei movimenti dolci e controllati, e che se qualcosa fa male è meglio fermarsi.

Questa breve routine (18 minuti) mi rimette sempre a nuovo quando ho mal di schiena:

Mentre questa la uso spesso per la parte alta della schiena e per le braccia:

In generale, come buona abitudine cerco di fare trovare sempre un po’ di tempo anche per questa breve routine, che punta a migliorare la postura. In questo video troverai anche alcuni degli esercizi che ti ho descritto poco fa.

Dopo questa carrellata di informazioni, lancio a te la palla (metaforicamente parlando): se fai stretching regolarmente e conosci qualche altro esercizio, o se questo articolo è stato utile per te, fammelo sapere nei commenti!

Read More

Storie dell’errore, o del perché il fai da te va bene solo per il giardino di casa

E no, il titolo non è un refuso.

Sai che cos’è un brand blunder? E sai che c’entra la traduzione con la pubblicità e con la reputazione di un’azienda? Se la risposta è no a entrambe le domande, sei nel posto giusto.

Se la risposta è sì, questo articolo è ricco di aneddoti divertenti da tirare fuori a cena con gli amici, se capitate sul tema.

Ambrogio, non è proprio voler essere incomprensibile, è più voglia di… machine translation

Ti è mai capitato di scorrere la descrizione di un prodotto su Amazon, senza riuscire a capire cosa ci fosse scritto? Oppure di leggere del materiale che non filava abbastanza, si capiva che non era stato scritto in italiano, insomma, era l’equivalente per la lettura di un sassolino nella scarpa.

Tormeria, per la cronaca, non esiste in italiano. Doveva essere “curcuma”, dall’inglese “turmeric”.

E sto ancora cercando di capire che c’entra la “ciliegia biologica” con degli integratori a base di curcuma. Per non parlare di “organica”, uno dei false friend più diffusi. E per non parlare di – ok, basta, sennò qui parte un’esegesi biblica e ho altro di cui ti voglio parlare oggi.

Insomma, a meno che tu non sia il titolare di Nutravita (nel qual caso, sarei più che felice di aiutarti a sistemare quelle descrizioni!), e a meno che tu non abbia pagato a caro prezzo ciò che stai leggendo, questi sono casi in cui tutto sommato una traduzione fatta male non è costata direttamente nulla a nessuno.

Dico “direttamente” perché affidare la propria immagine e la propria comunicazione a un programma automatico o a un dilettante invece costa eccome: nel medio-lungo termine tantissime aziende finiscono per dare un’immagine negativa di sé, mostrando di non valorizzare abbastanza i propri clienti. 

Come si dice in inglese, casi come questi portano a “lasciare un sacco di soldi sul tavolo”. Il Committee for Economic Development (CED), un ente americano, ha stimato che ogni anno le aziende statunitensi perdono un potenziale pari a 2 milioni di dollari per incomprensioni linguistico-culturali.

Affidarsi a un dilettante per la propria comunicazione internazionale è come fare découpage su un mobile di antiquariato.

Oggi voglio parlarti di qualche caso in cui non sono stati solo lasciati un sacco di soldi sul tavolo, ma in cui l’aver ceduto al fai da te o alla gara a ribasso sul costo ha portato a pagare a caro prezzo una decisione del genere. Perché la traduzione automatica non può sostituire gli umani – questo non lo dice solo l’oste: lo dice anche Google. E un dilettante ti costerà sempre più di un professionista.

Ci sono passati un po’ tutti, da chi vende auto alle banche. Dirai, se c’è cascata persino gente come la Nike o la Electrolux, a me cosa vuoi che succeda? La differenza però è che tu magari non hai le risorse per rifare tutto da capo una seconda volta, mentre una grossa multinazionale leader del settore in qualche modo il budget lo tira fuori, come dimostrano le storie che ti racconto qui sotto.

Per esempio, HSBC ha dovuto cambiare completamente la propria campagna di comunicazione, dato che il claim “Assume Nothing” (“non dare nulla per scontato”) è stato tradotto in svariati paesi con l’equivalente di “Do Nothing” (“non fare nulla”). La campagna originale è stata cestinata, e la banca ha speso 10 milioni di dollari per rimediare a questo disastro mediatico – oltre a quelli spesi prima!

Scarpe da ginnastica e body shaming

Vogliamo parlare anche della Nike, che sulle proprie scarpe per il mercato cinese ha messo due caratteri, “發” e “福”, che da soli significano “prosperità” e “benessere”… ma che messi insieme in questa sequenza vogliono dire “essere ingrassati” in maniera educata?

Buone queste dita!

Poi c’è anche il colosso americano del pollo fritto KFC (Kentucky Fried Chicken), che si è reso conto di aver commesso un errore di traduzione clamoroso per il proprio nome. Questo era il motivo per l’andamento negativo sul mercato cinese dell’azienda. Da “finger lickin’ good” (“buono da leccarsi i baffi”) siamo passati a “eat your fingers”, ovvero “mangiati le dita”. 

Anche i giganti come Electrolux non sono immuni da brand blunder, o figuracce colossali che danneggiano la reputation e l’immagine di un’azienda. Probabilmente il “suck” dell’annuncio riportato nell’immagine voleva dire “aspirare”, dato che si parla di aspirapolveri. Il messaggio, rivolto al mercato americano, può essere però interpretato in due modi. Infatti “to suck” vuol dire “fare schifo” in slang. Il secondo invece è decisamente a natura più sessuale… lascio unire i puntini a te. 

La stessa cosa è successa alla General Electric, che ha provato ad entrare nel mercato francese con la sigla GPT. Per la pronuncia francese però l’acronimo si pronuncerebbe in maniera analoga alla frase “j’ai pété”, ovvero “ho emesso un peto”. Qui è proprio il caso di parlare di brain fart.

Lo scheletro nel bagagliaio

Infine c’è la Ford, che ha deciso di prendere di mira un’audience abbastanza specifica. La campagna per il mercato belga dell’azienda è passata da “Every car has a high-quality body” a “Every car has a high-quality corpse”. Come passare da “carrozzeria” a “cadavere” in poche, semplici mosse. Chissà come sono andati i KPI di quella campagna.

Che sia stato per tirare a risparmio e aver usato Google Translate o chi per esso, per aver scelto un dilettante come fornitore o per aver ceduto alla tentazione di far tradurre la propria campagna pubblicitaria al famoso cuggino, il denominatore comune è lo stesso: uno scivolone reputazionale che costa un sacco di soldi.

Insomma, se l’esperienza (anche quella indiretta) è un tesoro dal valore incalcolabile, questi casi fanno proprio scuola: il fai da te va bene solo per il giardino di casa, ma quando si parla di affari è meglio affidarsi a un professionista competente. E questi progetti un valore ce l’hanno sempre. Non fare il KFC di turno. Non andare in giro a vendere cadaveri nelle macchine.

Se hai bisogno di una consulenza o hai un progetto di marketing che devi far tradurre, non esitare a contattarmi… evita di dire ai tuoi clienti che sono ingrassati! 😉

Read More

Come funziona il preventivo di un interprete

Che sia per un convegno, una conferenza, un evento aziendale o per supporto durante una fiera, ci sono svariate modalità di interpretariato, come ti racconto meglio in questo articolo, dove spiego anche come scegliere il servizio più adatto alle tue esigenze.

Oggi invece ti voglio spiegare come formula un interprete professionista il proprio preventivo, in modo tale da avere una chiave di lettura per quando ti servirà contattarne uno. 

Come anche per la traduzione, ci sono più variabili in gioco. Ecco i fattori principali che un interprete professionista prende in considerazione quando deve mettere in piedi un preventivo.

Di cosa stiamo parlando?

Fra una conferenza sulla ricostruzione non invasiva per la regione perioculare e un incontro di natura – ehm – meno tecnica c’è di mezzo il mare. Più un evento richiede studio e preparazione specifici, più la tariffa si alza. Questo ovviamente è un fattore soggettivo: io lavoro moltissimo in ambito finanziario, quindi non ho bisogno di studiare tutto da zero come ho già dovuto fare! Ma se per esempio dovessi prepararmi per un convegno legale dovrei studiare tantissimo, sottraendo tempo ad altri lavori.

Il tempo di studio e preparazione dell’interprete è uno dei fattori principali che influiscono sul preventivo. Non si sta mettendo a disposizione “solo” il tempo dell’evento per la durata del servizio, ma anche quello di studio individuale prima, che permette una resa eccellente in entrambe le lingue.

Non dirmi che è dopodomani.

Ovviamente, dato il punto di cui sopra, meno tempo c’è per prepararsi e più si dovranno fare le cose di corsa: anche questo è un fattore importantissimo. La stragrande maggioranza degli interpreti professionisti ha un proprio giro di clienti ed è già “prenotata” con un buon anticipo, quindi è importante dare un preavviso adeguato sia per la preparazione che per la disponibilità vera e propria alla prestazione del servizio.

Dove mi porti?

Spostarsi molto dal proprio domicilio professionale significa dover sostenere delle spese di trasferta (viaggio, vitto e alloggio) che saranno a carico del cliente. A queste si aggiungono, se del caso, dei costi extra. Il primo e più comune è il manque à gagner, un compenso da riconoscere all’interprete “quando debba impiegare buona parte di una giornata per recarsi sul luogo di lavoro o tornarne”, come ci spiega il sito dell’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI).

Se per esempio io abito a Milano e devo recarmi in Cina per lavoro, durante il viaggio non avrò la possibilità di lavorare: questo tempo e il mancato guadagno derivante dallo spostamento vanno calcolati assieme al committente. Poi c’è il jours chômés, ovvero le “giornate non lavorate nell’ambito di un incarico in sede diversa dal domicilio professionale dell’interprete”. Esempio concreto: se l’incarico fuori sede è dal mercoledì al venerdì ma il giovedì non si lavora, per dirne una.

Per me è arabo!

Come anche per le traduzioni, trovare interpreti che lavorino con delle combinazioni linguistiche rare è sempre più difficile rispetto a trovarne che lavorano con inglese, spagnolo, francese o altre lingue indoeuropee. Ma senza andare troppo lontano: spesso dei colleghi mi chiedono se conosco qualcuno che lavora con l’olandese, il bulgaro o il turco. Ovviamente è più difficile trovare interpreti che lavorano professionalmente con queste lingue, e di conseguenza il preventivo per le lingue rare tende ad essere più alto.

In che modalità?

Solitamente, la simultanea costa più della consecutiva o della trattativa, dato l’enorme sforzo cognitivo che c’è dietro alla traduzione in tempo reale. Non che passare una giornata a tradurre da una lingua all’altra sia una giacchettata, come si suol dire, ma una consecutiva o una trattativa sono sicuramente meno impegnative da un punto di vista squisitamente cognitivo-cerebrale rispetto a una simultanea.

Se poi vogliamo andare ulteriormente nel dettaglio, nella categoria della simultanea esistono altre tre modalità: il lavoro in bidule, la simultanea da remoto e in chuchotage. Nel primo caso, si evita la spesa delle cabine ma l’interprete si trova comunque in sala con i partecipanti, prendendo l’audio comunque dal microfono dell’oratore e parlando a sua volta in un microfono, e i partecipanti hanno la cuffia.

Questo però rimuove uno dei migliori amici dell’interprete dall’equazione: l’isolamento acustico, che è essenziale per ricevere un input il più “pulito” possibile. Questo potrebbe comportare un aumento nella tariffa proposta dall’interprete, che si trova a lavorare in condizioni più onerose. Lo stesso vale per lo chuchotage, una simultanea sussurrata in cui l’interprete riceve addirittura il cosiddetto “audio di sala” e deve sussurrare in tempo reale la traduzione ai pochi beneficiari del servizio. La simultanea da remoto, invece, ha il vantaggio di eliminare tempi e costi di spostamento, ma non comporta una diminuzione per il costo del servizio in sé.

Prima e dopo.

I servizi all’infuori dell’orario lavorativo di base, come l’accompagnamento di gruppi o le cene o pranzi in cui si richiede la presenza e il servizio dell’interprete, vanno calcolati a parte. Lo stesso vale per l’overtime: come spesso succede, ci sono degli imprevisti e si va lunghi (penso di non aver mai visto una conferenza finire in orario…). Di solito si inserisce quindi una voce a parte nella lettera di incarico che indica la tariffa oraria extra affinché l’interprete continui a prestare il proprio servizio.

Questo non vuol dire che si può comunque andare avanti ad infinitum: ripeto, interpretare è un lavoro stancante, e dopo un tot di minuti o ore consecutive di lavoro la qualità della resa scende. Allo stesso modo, se viene richiesto di tradurre del materiale (presentazioni, filmati, documenti), anche questo servizio viene preventivato a parte. Infine, se il cliente vuole fare un briefing day per discutere di questioni terminologiche o, per esempio, per fare il sound check con l’attrezzatura… sì, hai indovinato: anche questo si calcola a parte: è sempre tempo da dedicare ad attività diverse dalla prestazione strettamente detta.

Registrazioni e trasmissione in diretta.

Le registrazioni audiovisive della resa dell’interprete comportano una maggiorazione percentuale sul costo della prestazione. La percentuale, da calcolare e concordare caso per caso, dipende dall’uso che si farà del materiale registrato.

Come puoi immaginare, un conto è lavorare sapendo che la fruizione del proprio discorso è momentanea; sapere che le proprie parole verranno registrare e/o trasmesse da qualche parte mette tutto un altro tipo di pressione, che non tutti potrebbero accettare.

Spero di averti dato un’idea di quali sono gli elementi principali che vanno a finire nel calderone che è il preventivo per un servizio di interpretariato. Se hai altre domande o vuoi dirmi la tua, contattami o lasciami un commento qui sotto! 

Read More

Interpreti fantastici e dove trovarli

Nell’era della globalizzazione e in un momento storico in cui sempre più lingue, culture e nazionalità si incontrano, è sempre più importante essere in grado di comunicare efficacemente con la propria audience. E se il nostro pubblico target non parla la nostra lingua – e noi non parliamo la sua – c’è bisogno di rivolgersi a un professionista, onde evitare figure barbine o disastri comunicativi.

Sì, so cosa stai pensando: ma dove lo vado a pescare un professionista di un settore che non conosco assolutamente? Come funziona? Ma ho bisogno del traduttore simultaneo per questo incontro, per la conferenza, per la fiera? 

Intanto, no, non hai bisogno del traduttore – a meno che tu non debba tradurre un testo. Quelli che di solito trovi in fiera o a un evento multilingue è l’interprete! Ma non ti preoccupare, confondono tutti queste due figure professionali, che sebbene a volte si intreccino non fanno esattamente la stessa cosa.

Nel settore dei servizi linguistici, ci sono delle differenze a volte sottili ma essenziali fra  i servizi offerti da un interprete. Con questo articolo voglio aiutarti a capire meglio quali sono, in modo che tu possa prendere una decisione informata quando ti troverai a dover contattare un professionista.

L’interprete di simultanea, questo invisibile sconosciuto

Hai presente quelle piccole radioline con cuffie che sono spesso disponibili all’ingresso di una sala conferenze? Ecco, significa che all’evento a cui stai partecipando è disponibile un servizio di interpretazione simultanea. Questo vuol dire che mentre l’oratore parla l’interprete, nella cabina, traduce in tempo reale ciò che viene detto.

Se ci hai mai fatto caso, avrai visto due persone in cabina. I simultaneisti lavorano sempre in coppia, perché è un lavoro mentalmente oneroso che richiede di darsi il cambio frequentemente al fine di assicurare una resa di qualità per tutta la durata dell’evento.

Se devi organizzare un evento con più oratori stranieri, o dove una buona parte del pubblico non parla né capisce la lingua principale dell’evento, contattare dei simultaneisti può aiutarti a risparmiare tempo prezioso: sappiamo tutti che i casi in cui una conferenza inizia in orario e finisce nei tempi previsti sono più unici che rari.

Se la simultanea fa risparmiare moltissimo tempo, è anche vero che richiede un impianto tecnico che può risultare costoso: gli interpreti in simultanea lavorano nelle cabine insonorizzate, che sono essenziali per isolarsi dal rumore che proviene dalla sala e per non disturbare a loro volta quando parlano. Esiste anche la possibilità di lavorare in bidule, ma di questo ti parlo meglio in un articolo a parte. E non dimentichiamo anche l’interpretazione simultanea da remoto (se non sai che cos’è, te ne parlo meglio qui).

Prima io, poi tu – la consecutiva

Mettiamo invece che al tuo evento o conferenza ci sarà soltanto un oratore straniero o due/tre ospiti stranieri nell’audience: in questo caso è possibile pensare di contattare un interprete di consecutiva. Come funziona? Ti sarà capitato sicuramente di andare a un evento in cui l’oratore straniero parlava e di fianco a lui/lei era seduto l’interprete, che scribacchiava sul suo blocchetto di appunti e iniziava a tradurre il discorso non appena l’oratore si interrompeva. Al contrario, se gli ospiti stranieri si trovano fra l’audience, l’interprete fa una sorta di simultanea sussurrata (in gergo, chuchotage). 

Questa modalità di interpretazione ha i suoi pro e i contro. Il primo pro è sicuramente che virtualmente non c’è bisogno di impianti audio complicati e costosi, poiché l’interprete in questo caso ha solamente bisogno di un microfono, di un piano di appoggio (possibilmente!) e di un blocchetto per prendere appunti. Questa modalità di interpretazione va bene per degli eventi in cui vi siano pochi stranieri fra i partecipanti.

Tuttavia, oltre a comportare un dispendio maggiore di tempo, si presenta un problema non da poco quando c’è da fare l’interpretazione sussurrata di cui ti ho parlato prima: non avendo una fonte di audio pulita, isolata dai rumori di fondo, ci sono molte interferenze fra ciò che l’interprete sente e ciò che dovrebbe sentire e basta. Lo stesso vale per chi ascolta la resa in chuchotage: ascoltare qualcuno che ci bisbiglia nelle orecchie con sotto il rumore di fondo della sala è tutta un’altra storia rispetto a sentire un discorso in cuffia.

Alla fiera dell’est – l’interprete di liaison

Se invece hai intenzione di partecipare a una fiera internazionale, dove ci saranno espositori provenienti da ogni dove, l’interprete che fa al caso tuo è quello che “noi del settore” definiamo come di liaison, ovvero di “collegamento”. L’interprete si muoverà con te nella fiera, traducendo il tuo messaggio verso la lingua straniera e viceversa. Questo è uno dei casi più semplici e intuitivi: non c’è bisogno di dirti molto altro.

Negoscièscion – l’interprete di trattativa

Infine, se stai organizzando un incontro aziendale o se riceverai una visita da parte di potenziali partner stranieri, quello che fa al caso tuo è sicuramente l’interprete di trattativa. In questo caso, l’interprete sarà presente con tutti i partecipanti al tavolo o durante il giro in azienda, per fare un esempio concreto, e tradurrà il discorso da e verso la lingua straniera.

Anche in questo caso, specialmente se si tratta di eventi lunghi, è essenziale avere  sempre due interpreti al fine di garantire la miglior qualità possibile e di permettere loro di riposare fra una resa e l’altra. Un po’ diverso è il caso dell’incontro aziendale: se è di breve durata, potrebbe bastare anche solo un interprete.

Spero di aver chiarito, con questa breve panoramica, quali servizi offre un interprete e in che modo possono fare al caso tuo. Se hai ulteriori domande o vuoi dirmi la tua, lasciami un commento o contattami!

Read More
When a door closes, another one opens quote

Chiusa una porta…

…se ne apre un’altra.

Così recita il famosissimo detto di Alexander Bell, l’inventore e scienziato passato alla storia per aver brevettato il primo telefono funzionante.

In realtà, quella che è diventata un’espressione popolare anche in italiano continua diversamente – e per la precisione, in italiano è diventata “chiusa una porta, si apre un portone”:

When one door closes another door opens; but we often look so long and so regretfully upon the closed door that we do not see the ones which open for us. (Alexander Graham Bell)

Quando si chiude una porta, se ne apre un’altra; ma spesso guardiamo così a lungo e con così tanto rammarico alla porta chiusa da non vedere quelle che ci si aprono davanti (traduzione libera mia).

E in questo periodo di porte chiuse ne sto vedendo tantissime, metaforicamente e non. Il Covid-19 ha avuto – e sta tuttora avendo – conseguenze devastanti per l’economia mondiale, ma in particolare l’Italia sta risentendo moltissimo dell’arresto quasi totale e forzato dell’economia durante gli ultimi mesi.

Oggi voglio fare un’ode alla vulnerabilità, alla salute mentale e al fare i conti con il fatto che sì, magari ora le cose non vanno alla grande, ma c’è da tenere duro. Ritengo sia importante dire le cose come stanno e non cedere alla tentazione di piangersi addosso, o peggio ancora di diventare succubi della positività tossica tendente al negazionismo. Andrà tutto bene? Boh, non lo so. Forse andrà meno peggio del previsto, e a me tanto basterebbe.

Le persone hanno ancora paura, si esce ancora poco, tante attività commerciali stanno facendo fatica ad andare avanti. Per moltissimi liberi professionisti, quest’emergenza sanitaria ha significato un sostanziale o addirittura totale crollo del lavoro: penso al mio settore, ma anche al mondo degli eventi e al turismo.

La situazione è difficile, e nonostante durante i primi mesi di lockdown il lavoro non mi sia mancato, le ultime settimane sono state più silenti da questo punto di vista. Inizialmente è stato divertente, non lo nego. Ma da qualche giorno a questa parte inizio ad avere un formicolio nelle dita e sento la mancanza di immergermi nel lavoro come prima. E, di fatto, un po’ di paura ce l’ho anch’io.

Credo fermamente nel mantenere la calma e l’ottimismo, nonostante siano circa due settimane che dalle mie parti non fa che piovere – e questo non aiuta – e la situazione sia oggettivamente difficile. Tuttavia, se c’è qualcosa che questa pandemia ci ha insegnato è che, volenti o nolenti, viviamo in un mondo intrinsecamente interconnesso e globalizzato.

Ci sarà sempre bisogno di noi interpreti e traduttori, ci sarà sempre bisogno della nostra voce, delle nostre parole e del nostro agire come ponte di connessione fra culture e lingue diverse. Tant’è che molte attività si sono attrezzate per lavorare con la simultanea da remoto, esperienza che io stessa ho fatto durante la quarantena.

So che la situazione è difficile per tanti altri colleghi e colleghe, così come per tanti altri liberi professionisti che lavorano nei settori maggiormente colpiti da questa pandemia. So anche però che è difficile ammettere di non stare lavorando granché, perché tendiamo sempre a non voler mostrare il fianco e a dipingere un’immagine il più forte e lusinghiera possibile sui social media. È anche giusto così, ma l’immagine non è tutto.

Negli ultimi giorni ho riflettuto parecchio se scrivere o meno un post del genere. Alla fine ho deciso di farlo, sia perché ho sempre trovato catartico l’atto di scrivere e affidare a un foglio i miei pensieri, sia perché credo che uno degli aspetti meno discussi di questo ultimo periodo sia la salute mentale e la sua importanza, sia in generale che nella situazione in cui ci siamo trovati tutti.

Durante questi mesi, ho imparato a fare un sacco di cose nuove. Ho potuto dedicarmi anima e corpo alla cucina, una passione che normalmente ho poco tempo per coltivare. A coltivare qualcosa non ho proprio provato, sia perché non ho lo spazio adatto per farlo, sia perché non sono propriamente nota per il mio pollice verde. In compenso, però, ho fatto partire il mio lievito madre: c’è un che di rassicurante nel curare e coccolare il mio piccolo blob di acqua e farina, come lo chiamo io. E non ti dico che soddisfazione poi il pane fatto in casa.

Ho ripreso a fare esercizio a casa con costanza, andando a sostituire le lunghe passeggiate che prima mi godevo nel verde. Vuoi per la quarantena e le misure restrittive imposte, vuoi perché – vedi sopra – non fa altro che diluviare da due settimane a questa parte, trovare un momento durante la giornata in cui stacco del tutto e faccio piangere i muscoli è terapeutico. Ho letto anche una quantità industriale di libri, sia per lavoro che per piacere personale.

Ma nel mentre ho anche portato avanti tantissimo lavoro ‘non fatturabile’, ovvero tutte quelle attività che esulano da ciò che finisce poi nelle fatture. Ho riordinato le mie memorie di traduzione, ripulito il PC, ho frequentato due corsi di formazione specifici per la traduzione in ambito finanziario, continuato a studiare marketing e ultimato il “Progetto WWW” – il sito su cui mi stai leggendo ora.

Per non parlare dei webinar, ho fatto decisamente indigestione anche di quelli. Ho scritto un sacco di articoli per i prossimi mesi e preparato tanti materiali che poco a poco vedranno la luce. Ho cercato di guardare avanti, perché guardare solo al presente in certi momenti sarebbe stato decisamente deprimente.

Insomma, si tratta di avere pazienza e di mantenere i piedi ben saldi a terra e lo sguardo verso l’orizzonte. Nonostante le oggettive difficoltà e problematiche, nonostante le prospettive non siano esattamente fra le più rosee, è importante guardare oltre e pensare a quali sfide e opportunità ci troviamo davanti.

Quindi se anche tu che mi stai leggendo hai avuto un’esperienza simile alla mia, tieni duro. Spero che la cosa peggiore che ti sia capitata negli ultimi mesi sia stata il dover stare chiuso/a in casa e basta. Il peggio è passato: ci aspetta un periodo difficile, ma finché ci prendiamo cura di noi stessi e continuiamo a guardare avanti, ce la possiamo fare.

Read More
Cuffie per interpretariato

L’interpretariato da remoto ai tempi del Coronavirus

Come l’interpretariato da remoto può attutire il colpo per gli interpreti ai tempi del Coronavirus

Il Covid-19 ha presentato un conto molto salato all’Italia e agli italiani. Dal turismo alla ristorazione, dal settore della logistica al commercio al dettaglio, ad oggi (5 giugno) vi sono oltre 234.000 casi confermati. L’emergenza sanitaria ha quasi paralizzato il Paese da inizio marzo a metà maggio, e solo ora si iniziano a intravedere le prime vere conseguenze economiche del Coronavirus.

Un altro aspetto, meno considerato ma non per questo meno grave, è quello relativo ai convegni e l’export. Per un sistema economico che già a malapena si reggeva in piedi da solo, la situazione non è di certo rosea.

Insieme a tanti altri liberi professionisti e aziende che gravitano attorno al mondo degli eventi, gli interpreti freelance sono stati particolarmente colpiti dalla crisi sanitaria, dato che molti congressi sono stati cancellati o rinviati fino all’autunno, nel migliore dei casi.

Secondo gli scenari di impatto presentati da Banca d’Italia a maggio, nel primo trimestre del 2020 il PIL italiano ha registrato una flessione del 4,7%. Per il 2020 nella sua totalità si stima un calo del prodotto interno lordo fra il 6 il 15%. A rendere così ampia la forbice di stima è l’incertezza che pesa sul Bel Paese, nonché su tutta la zona euro.

Ed è proprio questo fattore, l’incertezza, a generare una sempre crescente volatilità anche sui mercati finanziari. Durante questi mesi di dubbi e timore, sia l’indice di fiducia delle imprese che quello dei consumatori è crollato ai minimi storici.

L’interpretariato da remoto: la nuova normalità?

A livello mondiale, i Paesi che sono riusciti ad appiattire la curva epidemiologica si stanno addentrando in una nuova fase, la “nuova normalità”, e il lavoro da remoto sta assumendo un ruolo sempre più importante per la normale operatività di moltissime aziende.

Negli ultimi giorni ho riflettuto molto su questa questione, dato che ho dovuto affrontarla in prima persona quando uno dei miei clienti ha richiesto un servizio di interpretariato simultaneo a distanza (RSI, Remote Simultaneous Interpreting).

La confusione generalizzata causata dal Coronavirus era palpabile ovunque. Non potevamo più recarci in azienda e lavorare come avevamo sempre fatto, ma c’era comunque bisogno del nostro servizio. Così abbiamo messo in piedi un sistema che ci ha permesso di effettuare comunque l’incontro, sfruttando l’interpretazione simultanea da remoto – una delle forme di interpretariato da remoto (RI) che è possibile svolgere.

Sarò sincera. Ero scettica, anche se mi piace un sacco la tecnologia. Adoro tutto ciò che abbiamo ottenuto finora grazie alle nuove tecnologie, ma so che c’è ancora molta strada da fare, e un sacco di cose potrebbero andare storte quando non si è presenti fisicamente. Ero decisamente timorosa – ci sarebbero potuti essere problemi tecnici, la qualità del suono in ingresso o in uscita avrebbe potuto essere pessima e io e il mio compagno di cabina non avremmo avuto molte alternative, essendo ognuno a casa propria.

Di quali strumenti avvalersi?

Tuttavia, esistono tantissimi modi di svolgere l’interpretariato da remoto. Esistono piattaforme online (come KUDO o Ablioconference) fatte su misura per la simultanea da remoto, e di recente la piattaforma Zoom ha introdotto una modalità per l’interpretazione. Dal punto di vista di un interprete, credo che la sfida più grande sia quella di trovare un modo per comunicare con il proprio compagno di cabina, qualora la piattaforma scelta non sia provvista di una chat a uso esclusivo degli interpreti. Nel mio caso, per esempio, io e il mio collega abbiamo comunicato tramite chat privata.

E vi dirò la verità: ci siamo decisamente goduti la libertà di stare a casa propria e non doverci vestire formalmente, di poter fare una pausa caffè al volo e di avere la nostra scorta di acqua e spuntini (che di solito sono limitati in cabina, per ovvi motivi).

La cabina, per quanto sia l’ambiente ottimale per svolgere una simultanea, è tendenzialmente piccola e non permette un adeguato distanziamento sociale: è impensabile, al momento, tornare a lavorare come abbiamo sempre fatto fino a pochi mesi fa. 

Alla fine è andato tutto liscio come l’olio e mi è piaciuta l’esperienza, nonostante l’abbia trovata decisamente più stancante e impegnativa di un interpretariato di persona. Ma il messaggio che mi sono portata a casa a fine giornata è stato che avere un’alternativa, una soluzione di emergenza che permetta agli interpreti di fornire un servizio di interpretariato da remoto può garantire di continuare a fornire i nostri servizi anche durante la crisi sanitaria.

Nonostante dovremo ancora aspettare prima che tornino le grosse fiere o convegni internazionali, o anche i tour in fabbrica che richiedono servizi di interpretariato, la l’interpretariato da remoto può essere un’eccellente alternativa di riserva per le aziende che hanno comunque bisogno di un servizio di interpretariato da remoto ma che devono limitare l’accesso al personale non essenziale o ai fornitori esterni.

La tecnologia: un valido alleato

So anche che questa non è e non può essere una panacea per tutti i mali che l’Italia sta affrontando al momento, ma credo che possiamo e dobbiamo cercare di far funzionare la tecnologia in questi casi. È rischioso – bisogna pianificare pensando al peggio e pensare a un’altra (!) soluzione di backup nel caso in cui la prima soluzione di backup fallisca. Potrebbe essere necessario un piccolo investimento se si vuole fare simultanea da remoto regolarmente (cuffie USB e microfono di livello professionale, o aumentare la RAM del laptop, per esempio).

Importantissima è anche la qualità della connessione che si utilizza. Ci si trova costretti a ripensare l’ambiente in cui si andrà a lavorare, tentando di simulare una cabina. Per esempio, se si lavora da casa, niente animali domestici o bambini in giro. Ci si deve assicurare che nessuno suoni alla porta, e sarebbe meglio evitare di avere altre persone attorno in generale. Se poi si è maniaci del controllo come me, è probabile avere in giro anche un cavo Ethernet per garantire la stabilità della connessione e un generatore di corrente aggiuntivo nel caso in cui si presenti uno scenario stile apocalisse mentre stai lavorando…

L’importanza del cadere sempre in piedi

A parte gli scherzi, credo che il ricorso alla RSI potrebbe attenuare il colpo che molti interpreti hanno subito nelle ultime settimane a causa del rinvio o della cancellazione di molti eventi. Come detto, l’epidemia ha colpito soprattutto la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Oltre a contribuire al 50% circa delle nostre esportazioni, queste sono le tre regioni italiane in cui si svolge la maggior parte degli eventi commerciali e non istituzionali. La sola Lombardia è la prima regione italiana per numero di aziende, quindi si può ben immaginare come questa epidemia abbia gettato scompiglio nell’economia della regione. Anche se molti dei nostri clienti potrebbero essere reticenti – e lo capisco, lo capisco davvero – spetta anche a noi presentare una proposta che renda più facile sia la loro che la nostra vita.

Mentre le aziende più grandi hanno probabilmente un’unità di crisi o un piano di emergenza per quando le cose vanno storte, le PMI potrebbero non avere le stesse risorse. A mio parere, in quanto fornitori di servizi, dobbiamo individuare ogni giorno soluzioni pratiche e praticabili per i nostri clienti – e ancora di più in uno scenario di crisi come questo. 

Nel complesso, le cose stanno cambiando di giorno in giorno, e non c’è dubbio che l’economia italiana abbia subito – e probabilmente soffrirà ancora nei mesi a venire – una notevole battuta d’arresto a causa del Coronavirus. Ma questo è il gioco e queste sono le sue regole, e dobbiamo trarre il massimo da questa situazione. Come ho detto prima, per il momento non c’è molto che possiamo fare a parte aspettare – sperando di continuare a lavorare da casa. Anche se questo vuol dire addentrarsi in un territorio inesplorato, come quello dell’interpretariato da remoto.

Read More

Ciao!

Ciao, benvenuto/a nel mio blog!

Non ti nascondo che ho avuto una certa difficoltà nel decidere di cosa parlare. Scrivere il primo post sul primo blog è un po’ come le prime impressioni, no? Ce n’è una soltanto e di solito conta abbastanza.

Quindi ho deciso di presentarmi in maniera un po’ più approfondita rispetto a ciò che puoi trovare nella sezione Chi sono, per raccontarti brevemente il mio percorso, le mie passioni e ciò che mi ha portata qui, davanti al PC in questa soleggiata mattina primaverile, con un foglio (virtuale) bianco davanti.

Come avrai indovinato, mi chiamo Sabrina e sono un’interprete e traduttrice. L’italiano è la mia lingua madre, e le mie lingue di lavoro sono inglese, portoghese e cinese. Il portoghese è sostanzialmente la mia seconda lingua, dato che ho vissuto e studiato in Portogallo – nella meravigliosa Lisbona – per quattro anni. Per la precisione, ho frequentato le superiori lì, facendo tutto il percorso scolastico in portoghese.

E lì ci sono finita perché mio papà è militare, il che comporta un certo nomadismo. Se inizialmente – specialmente da bambina – tutti i traslochi e il ricominciare da capo ogni volta mi pesavano molto, con il tempo invece ho iniziato a vederli come una nuova opportunità. Adesso, a dirla tutta, comincio a scalpitare dopo qualche anno che vivo nello stesso posto.

Il cinese invece è stata una sfida con me stessa intrapresa a partire dal 2011, che mi ha portato a trascorrere un semestre di studio in Cina, a Xi’an (dove c’è l’Esercito di terracotta, per capirci), e uno a Taiwan. Queste due esperienze in Estremo Oriente sono state illuminanti e formative da tanti punti di vista, e conservo ancora nel cuore le meraviglie che ho avuto modo di visitare, i colori, sapori, profumi per strada, nonché le persone che ho conosciuto e che hanno arricchito ulteriormente quelle esperienze.

Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica e la magistrale in Interpretariato e Traduzione, mi sono lanciata a tempo pieno nella libera professione. Non ho avuto neanche un dubbio, dato che prima avevo già sperimentato sia il lavoro in ufficio che quello come commessa, e nessuno dei due aveva fatto al caso mio. Questo lavoro l’ho scelto sia perché sono una persona naturalmente curiosa, sia perché comporta tanto studio, e a me studiare piace.

Mi piace moltissimo imparare cose nuove e approfondire conoscenze di ambiti che mi interessano o con i quali ho già avuto modo di entrare in contatto. Amo il lavoro di precisione che c’è dietro alla traduzione: per me è una forma di arte, oltre a un insieme di competenze tecniche, linguistiche ed enciclopediche. Spesso mentre traduco sono capace di fissarmi su un termine e finché non trovo esattamente il traducente giusto non sono soddisfatta. È un lavoro di artigianato, contrariamente a quanto credono in molti.

E mi piace tantissimo mettermi in gioco e sfidare continuamente i miei limiti: in questo senso, fare l’interprete (specialmente in simultanea) è proprio il mio, come si suol dire. Quando entro in cabina sono nel mio ambiente. Adoro sentire l’adrenalina che va in circolo quando metto le cuffie e sto per accendere il microfono. È un continuo stare in equilibrio fra due lingue e due culture, uno stare continuamente sul filo del rasoio, un’attività che mi lascia sempre mentalmente drenata ma soddisfatta.

Con il tempo ho cominciato a spaziare anche in altri ambiti di servizio, come le trascrizioni, editing e proofreading e il copywriting. Inoltre, tengo un corso di cinese per bambini (nel quale mi diverto quasi quanto i miei studenti, se non di più a volte), ho lavorato come tutor di interpretariato all’università e svolgo lo stesso ruolo ancora adesso presso un istituto privato. Insomma, mi piace variare.

Adoro il mio lavoro e lo faccio mettendoci anima e corpo, ma quando non sono al computer o in cabina è facile trovarmi immersa nel verde a passeggiare o correre, ma anche in cucina a provare una nuova ricetta con qualche gadget o aggeggio tecnologico. Cucinare per me è una passione vera e propria: adoro provare nuove ricette, sperimentare e studiare gli abbinamenti fra pietanze e bevande. Un’altra mia grande passione è la birra artigianale, e siccome mi piace studiare e imparare sto seguendo il percorso per diventare degustatrice ufficiale. Ma sono anche una divoratrice di libri e serie TV, rigorosamente in lingua originale! Insomma, non mi annoio mai.

Spero, con questo post di benvenuto, di averti dato un’idea generale di chi sono e cosa faccio, ma se hai qualche domanda scrivimi nei commenti o contattami direttamente!

Read More